La grande amarena

Pubblicato: ottobre 8, 2014 in Laggente, Vitademmerda

Ci vuole uno stomaco bello forte per digerire tutti gli sguardi che la gente ti posa addosso. Al lavoro, in famiglia, per strada mentre in cuffia risuonano i Black Sabbath e devi per forza tirare fuori la lingua come solo Gene Simmons sa fare.

Per fortuna seguo una rigida dieta a base di Maalox e Mepral, e la gastrite ringrazia; certo è che alcuni sono più complicati da digerire rispetto ad altri, e riuscire ancora a stupirsi in negativo al giorno d’oggi è davvero difficile. Eppure succede.

Quindi sei in macchina, verso casa, dopo una giornata di lavoro durissima. In mezzo al traffico la ragazza nella cinquecento color panna ascolta Ligabue a tutto volume e questo davvero non può succedere. È troppo. Alla radio non passano niente di buono, o quantomeno io non riesco a trovarlo. E di certo non è la settimana adatta per ascoltare le radio della Roma e avvelenarmi ancora di più.

Apro il porta cd (perchè sì, ho ancora i cd in macchina. Ciò mi permette di fare quella meravigliosa cosa di anticipare la scaletta e cominciare a cantare la traccia successiva), li sfoglio, originali, masterizzati, rigati, distrutti, opto per un verbatim con una scritta brutta che più brutta non si può, la mia: “The Beatles”.

“Occhei per contrastare Ligabue dovrebbe bastare”

Metto il cd, alzo il volume.

Come together.
La cinquecento alla mia sinistra per fortuna non la sento più, il ragazzo sul motorino alla mia destra mi sorride con un cenno d’approvazione per la mia scelta musicale. C’è ancora speranza nel mondo.

C’è speranza forse, ma non c’è parcheggio.

Così arrivato sotto casa mi ritrovo a girare per mezz’ora prima di trovare una macchina che sta liberando un posto, freno e metto la freccia, guardo lo specchietto e il tizio dietro non ne vuole sapere di muoversi. Non lo sa che per prendere quel posto sono disposto a far muovere tutta la fila indietro fino al GRA. Il tizio si convince, forse perché il posto lo voleva lui e cercava di fare la furbata. Porello.

Vai amico, adesso tocca a te cercare.

Ancora più stravolto dalla ricerca estenuante del parcheggio, arrivo a 10 metri dal portone che mi squilla il telefono.

V: “Manuel siamo alla birreria qui di fronte, ci raggiungi?”

Mannaggialammerda, ma so stanco morto e non voglio altro che affondare sul divano, guardarmi Homeland e dormire, che domani alle 6,30 la sveglia suona di nuovo.

“Sì, passo a farvi un saluto”

È un posticino tranquillo, si può bere in piedi o su dei tavolini fatiscenti e l’ambiente non mi dispiace. La birra è buona, ma il portafoglio non è d’accordo, quindi decido di sedermi qualche minuto e godermi la compagnia all’aria aperta. Vicino a noi dei ragazzi gustano le loro birre, accanto a loro un cane dallo sguardo stanco, è vecchio e si regge in piedi con difficoltà; è una lei, Luna si chiama. Penso al mio Brando e mi prende un po’ male, per fortuna C. mi offre un sorso della sua birra, ne ho proprio bisogno.

“Grazie”

Poso la birra e un bimbo tutto sorridente mi corre incontro urtando la mia sedia, mi volto, lo guardo e ricambio il sorriso.

“Ciao!”, gli dico.

Lui continua a ridere, divertito dalla corsa, dalla mia faccia, oppure semplicemente dal fatto di essere un bambino.

Alzo gli occhi e incrocio lo sguardo del padre.

Severo.

Mi studia.

Con sospetto mi fissa, prendendo per mano il bambino e portandolo via, continuando a guardarmi come se avessi fatto qualcosa di terribile.

La situazione mi spiazza, eppure, non so, sono anche ben vestito. Chiedo ai miei amici se ho qualcosa sul viso.

“Sono sporco? Ho la faccia stanca? Incazzata?”
“No, stai benissimo, perché?”

“Benissimo” è un parolone.

E allora realizzo. La mia colpa è aver ricambiato il sorriso del bambino. Purtroppo viviamo in un mondo nel quale ricambiare il sorriso a un bambino è visto come sospetto, strano, pericoloso. D’altronde non mi sento di biasimare più di tanto quel papà, il mondo fa abbastanza schifo di suo, ma non posso fare a meno di provare un po’ di amarezza per l’accaduto.

C. mi offre un altro sorso della sua birra, lo ringrazio ma sono a stomaco vuoto.

Mi alzo, saluto e mi avvio verso casa.
Se ne va anche Luna, col suo passo stanco.

 

Guarda mamma! Senza senso!

Pubblicato: settembre 18, 2014 in Vitanonpoicosìdemmerda

E che sarà mai. Alla fine è solo quasi un anno che non scrivo un post su sto coso.

Però sai che c’è? Non lo cancelliamo. Non si sa mai, domani mi girano i coglioni in senso antiorario e mi va di scrivere

Che poi io scrivo sempre. Quando mi rode il culo, scrivo. Quando sono felice, scrivo. Quando mi annoio, scrivo. È solo che non scrivo qui. Preferisco scrivere su dei fogliacci spiegazzati e rovinati, magari anche ruvidi vista l’acqua (vino) che c’ho rovesciato sopra e susseguente passaggio di fon. Ma mica li butto, ci scrivo.

Prendo la penna *rigorosamente nera, se vedo una penna blu mi sale la scimmia fattona impazzita*  e comincio a scrivere. Pensieri senza senso che se un senso ce l’hanno di certo non sono io a capirlo. A volte cerco di riordinarli, a volte preferisco lasciarli così, perchè chissà che me dice il cervello. Magari è proprio quello: niente di sensato.

Il problema è che pure se so cose senza senso, alla fine sono cose intime. Talmente intime che quando le rileggo mi chiedo chi le abbia scritte. Talmente intime che di sicuro non mi viene in mente di metterle in un blog alla mercè di tutti. Cheppercaritàdiddìo, sarebbe fatto apposta. Però boh. Non m’aregge.

Rileggevo vecchi post. E insomma. In 10 mesi sono cambiate così tante cose che ho perso quasi il conto; ciò che fa strano è che sono cambiate tutte in meglio, o quasi. Penso che l’evoluzione ci porti verso lo sticazzi. E io ormai ho raggiunto il Saiyan di quarto livello dello sticazzi.

Ma sto divagando.

In 10 mesi tanta roba. Ho smesso di fumare, il trasloco, l’amore (già passato, non c’è da preoccuparsi), le amicizie. Ma soprattutto ho imparato a non mettere più nessuno su un piedistallo, a mettere tutti sul mio stesso livello; certo, ha fatto male e ci sono voluti quei dieci, dodici anni di tempo, ma ecco fatto.

Incontri persone che ti cambiano la vita, incontri persone che pur non essendo il tuo ottico di fiducia, sanno cambiare gli occhiali attraverso i quali ti sei sempre visto e attraverso i quali hai sempre visto gli altri. Persone che dici perché cazzo non t’ho incontrato prima, ma anche che meno male che alla fine ci siamo incontrati. Perché in fin dei conti conoscersi davvero è la cosa più difficile che ci sia. Non che sia così presuntuoso da sentenziare su cosa sia difficile e cosa non lo sia. Però insomma arrivi a (quasi) 30 anni e capisci che quella sensazione di incompiuto che hai avuto per tanto, troppo tempo, alla fine non è mai stata genuina. Che pure tutte le cazzate che hai fatto sono servite a qualcosa. Continuiamo la fiera della banalità nel dire che ciò che più conta è non avere rimpianti. E sì che io di cazzate ne ho fatte tante, di tempo ne ho perso tanto, ma forse no. Nel senso. Tutto ciò che ho fatto mi ha portato qualcosa, nel bene e nel male; ma mi accollo tutto, sempre col sorriso sulle labbra a 45mila denti e con la fossetta sinistra che è ancora l’ultimo baluardo del mio aspetto di un tempo.

Adesso però comincia il bello. Ho (quasi) 30 anni, sono soddisfatto di ciò che sono diventato. Ho imparato a vedere le mie mancanze non come un handicap, ma come un’opportunità.

Ho ancora tante idee in testa, tanti progetti. E non ho la minima intenzione di fermarmi qui. Se c’è una qualità che mi riconosco (a parte il taglio perfetto delle sopracciglia così come mamma [ciao mà!] me l’ha fatte) è che quando mi metto in testa una cosa, riesco a raggiungerla. E ho ancora due o tre idee da realizzare, sfide da superare, persone da dimenticare e nuove persone da vivere.

Magari pure post da scrivere.

Facciamo che da adesso ci divertiamo.

Oh! Ma sei sparito!

Pubblicato: novembre 16, 2013 in Laggente, Vitademmerda

“Eh ce sarà un motivo…”

Le persone. Le persone. Sì…le persone. Devo scrivere un post sulle persone. Che è diverso da laggente, le persone non sono laggente.

Laggente è quell’ammasso gelatinoso, appiccicaticcio che ti snerva. Un po’ come la cryptonite per Superman, o Kingpin per Spiderman, o un palo chiodato in culo per qulasiasi persona. Insomma, sono quelli che stanno sempre lì a romperti i coglioni, sempre in modi diversi, sempre al passo coi tempi. Una volta ti citofonavano, poi ti facevano gli squilletti, adesso invece c’è whatsapp, ci sono i social network…è il paese dei balocchi per laggente! 

Che poi sono gli stessi che ti dicono “oh, ma sei sparito!” aspettandosi davvero una risposta, credendo magari che la tua vita non possa andare avanti se non hai un account facebook dove porti le prove della vita che vivi, oppure se non la vivi insieme a loro. Anni e anni passati con laggente, in compagnia, al lavoro, dietro al bancone del bar, dove ce ne sta tanta e di tutti i tipi.

“Un caffè…” – “Subito!” – “Al vetro…” – “Sì.” – “Ristretto…” – “Occhei.” – “Macchiato…” – “Certo…” – “Freddo eh!”

 Ma dio cristo, non mi puoi dire subito un caffè ristretto al vetro macchiato freddo?!

Cappuccini schiumati tiepidi in tazza bollente, “non troppo scuro, mi raccomando, che poi divento nervoso”, eh sapessi a me quanto me rode er culo!

“Tequila Sunrise senza tequila.” – “…”

Laggente la riconosci subito, ne distingui l’odore e la conformazione fisica. Diciamo che potrebbero essere come un Jabba The Hutt più incazzato.

Ma parlavamo delle persone…sì…mi sembrava giusto scrivere qualcosa sulle persone perchè riescono sempre a stupirti, nel bene e nel male. Ci sono quelle nei confronti delle quali riponi l’ultima speranza e che reputi troppo intelligenti per cadere nella pochezza di tutti gli altri. E puntualmente, ovviamente, ti smentiscono. Facendoti cadere le braccia, le palle, e tutto ciò che la gravità può portare con sé.

Poi ci sono quelle che, alla fine, stanno sempre lì, per te. Quelle che magari non vedi per mesi, ma che basta un messaggio, una telefonata, una chiacchierata su Skype, per renderti conto che alla fin fine non è cambiato niente, tu daresti un braccio per loro e loro farebbero altrettanto per te. E tu pensi che il gioco sia davvero valso la candela, che quelli che credevi fossero errori irreparabili, alla fine avvicinano ancora di più le persone legate da un sentimento vero e forte. Quelle che riescono a farti sorridere e farti avere ancora un briciolo di fiducia nel prossimo. Sono quelle importanti, alle quali magari se ne aggiungeranno di nuove…che non fanno come quelli incastrati nella porta girevole dell’albergo, che entrano e escono nel giro di pochi mesi, stravolgendoti e lasciandoti lì, a terra. Magari dandoti anche un calcio mentre sei giù.

Le persone importanti non sono quelle che restano. Sono quelle che anche quando se ne vanno, sono sempre con te. Che quando ti sentono non ti dicono “oh! Ma sei sparito!”, ma un “Come stai? Ti ho pensato tanto.”

Video come quelli bravi…

Io voglio fare l’usciere!

Pubblicato: settembre 19, 2013 in Vitademmerda

Lo so che violerò le regole del bravo blogger, scrivere due post in un giorno non si fa. No no. Magari poi vi tengo a stecchetta per un mese, ma al momento ho voglia di scrivere.

Cambio idea ogni cinque minuti, ma sono coerente con me stesso visto che ho sempre idee di merda.

Tutti da bambini avevamo un sogno:

Voglio diventare un astronauta! 

Io un calciatore!

Io farò l’esploratore!

Io voglio fare l’usciere!

Ecco. Io no. O meglio, c’è stato un tempo in cui volevo fare il Ghostbuster, ma mi hanno tarpato le ali. No, seriamente. I sogni. I sogni mi sono mancati. Per troppo tempo ho creduto di non averne. Credevo che il mio cassetto, invece di sogni fosse pieno di calzini spaiati. E sì che leggevo libri, guardavo film, insomma la fantasia non mi mancava.

Il fatto è che quel sogno era sepolto molto in fondo, sotto anni e anni di delusioni e rimpianti. Ma c’è. C’è sempre stato. Ero solo troppo distratto per rendermene conto. D’altronde, come ogni mio coetaneo (o buona parte quantomeno), non ho ancora idea di cosa farò da grande o cosa mi riserverà il futuro.

Insomma, confusione ovunque.

Purtroppo ho questo pentolone in continua ebollizione che partorisce idee assurde un giorno sì e l’altro pure. Non mi stupirei se domani mi svegliassi con la voglia di diventare un apicoltore, o di seguire un corso di ceramica.

Intanto il tempo passa, le persone vanno e vengono. Soprattutto vanno. E io sto sempre qui. Pensando a quale sarà la mia prossima mossa.

Scrivo questo post perchè oggi ho avuto una nuova opportunità. Una finestra su quel sogno. No, non è diventare apicoltore. E nemmeno seguire un corso di ceramica.

Ovviamente non lo dirò.

Mica per quei quattro coraggiosi che sono arrivati a leggere fin qui. Magari mi portereste anche fortuna. Il fatto è che non sono scaramantico, ma nemmeno stronzo. Magari ne riparleremo. Magari è la volta buona. Oppure no. Sticazzi. Non sarebbe un dramma.

D’altronde, volevo fare il Ghostbuster…

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Come stai?

Pubblicato: settembre 19, 2013 in Laggente, Vitademmerda

Non so se preoccuparmi o meno. Una volta quando ero incazzato urlavo, bevevo, imprecavo.

Adesso invece prendo carta e penna. Sì! Carta e penna esistono ancora!! E sto riscoprendo il piacere di usarle.

Ché tanto quando urli non ti sente nessuno.

“Come stai?”, col tempo ho capito che è una domanda difficile da porre. Non quello abusato, che anche quando stai nervosoincazzatodepressotraditosconfittoinutile dici “Tutto bene! Tu?”; ma un Come stai?” sincero, sentito, che vuoi sapere davvero come cazzo sto. Ecco. Quello non arriva mai. Laggente è troppo presa dal dirti quanto stiano bene, quanto è meravigliosa la loro vita, quanto siano fighi, quanti soldi facciano lavorando pochissimo, sono tutti fantastici! Mentono anche a loro stessi. Parlando a valanga, senza mai fermarsi. E tu che stai lì e pensi “beh…arriverà il mio turno prima o poi…basta aspettare…si fermerà…” e ancora “ma non prendi mai fiato?”; fino al momento in cui rinunci. Sorridi. Covando ancora la piccola speranza che la persona che hai davanti abbia interesse nel sapere come te la passi e aspettare quel tanto agognato

“e tu invece?”

Se più gente andasse in terapia sarebbe un mondo migliore. L’ho sempre sostenuto. Quei 50 minuti a settimana nei quali quei santi (pagati profumatamente, santi un cazzo) fanno finta di fregarsene qualcosa di tutti i tuoi cazzi, sono benedetti. Uscito da là vivo i miei 10 minuti settimanali di lucidità.

Gli amici sono sopravvalutati, se la paghi laggente è più incentivata a fare qualsiasi cosa e lo stesso vale per ascoltarti. Sì, gli amici ti ascoltano (pff), sono lì nel momento del bisogno (il loro) e ti conoscono bene. Sì. Lo psicoterapeuta è un po’ l’amico versione escort; ci parli, gli dici quello che vuoi, quello che ti fa scendere santi a grappoli e quello che ti rende felice. E poi paghi. Sanguisughe benedette.

In linea di massima cercano di scaricare la colpa su qualcun altro, è una tecnica comune. Certo, fin troppo facile. È sempre colpa di qualcun altro. Dei genitori, del datore di lavoro, degli amici; ma non è la soluzione. Altri se ne stanno zitti, lì impalati e ti fanno parlare. Senza dire niente.
Vabbè, alla fine l’analista uno se lo sceglie, li prova, magari gli bestemmia un po’ in faccia e poi non ci va più.
Il problema è che laggente che avrebbe davvero bisogno di andarci, non ci va. E da lì a maciullare i coglioni a te, invece che a un professionista pagato, il passo è breve.

Ma parliamo dellaggente. È curioso il loro sguardo quando dici di stare in terapia. Si trasforma. Sei l’untore! L’appestato! Quello che c’ha i problemi!
Io, da parte mia, la vedo una cosa normalissima. Tutti abbiamo bisogno di parlare e condividere o scaricare i nostri problemi su altra gente. Pochi hanno la fortuna di trovare il loro psicoterapeuta ideale nel migliore amico (che secondo me è un po’ come gli unicorni o babbo natale) o perchè no, in un genitore o un parente; ma sono fortune riservate a pochi. Piuttosto mi viene da guardare con sospetto chi critica e giudica senza sapere di cosa si stia parlando. Oppure quelli che preferiscono parlare aggratis con un prete che ti confessa e “prega che ti passa”.

Oh, poi se siete così bravi da affrontare tutto senza l’aiuto di nessuno, tanto di cappello. In quel caso…

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Andiamo al cinema?

Pubblicato: settembre 5, 2013 in Cinema, Laggente

Mi sono sentito rispondere “no” tante di quelle volte in vita mia…

“Posso prendere la tua macchina?”

“Usciamo a bere qualcosa sabato sera?”

“Picchiamo i boy scout?”

il no più doloroso rimane quello alla domanda “Andiamo al cinema?”

E certo, avere una passione smisurata per il cinema e nessuno con cui condividerla è dura. Ma laggente non capisce un cazzo, si sa. Preferiscono passare due ore e mezza a guardarsi in faccia ripetendo “cosa facciamo?”, “dove andiamo?”, per poi arrivare a fine serata senza aver fatto un cazzo.

Per fortuna sono abbastanza grandicello per ricordarmi i cinema di una volta. Una sala, sedie scricchiolanti e scomodissime ché colpodellastregavieniammè, la maschera che ti strappa il biglietto e ti dice buona visione!”, con lo sguardo di chi si augura davvero che ti goda lo spettacolo.

La passione per il cinema l’ho sempre avuta, sin da quando ero piccolo. Forse perchè mi sentivo protetto; in quella sala enorme, calava il silenzio, si spegnevano le luci e quasi riuscivo a non aver paura di nulla. E poi, Fine primo tempo, il bruscolinaro attempato che entra in sala e andare lì a comprare i pop corn.

Ho bei ricordi del cinema, da sempre. Con mio nonno, mio padre, da solo (sì, sono uno di quelli. Non rompete i coglioni), i cinema all’aperto! Belli. Al mare. Con le nuvole di fumo che si alzavano e quelle sedie di ferro verdi, fredde. C’era sempre il tizio strano che si alzava urlando qualche commento verso la proiezione. Bello. Andato.

Ormai andare al cinema è diverso. Giganteschi mostri multisala con video giochi da una parte, bowling dall’altra, negozi, ristoranti. Poi la gente si ricorda anche che c’è il film. Vero, non c’è più Fine primo tempo. E nemmeno il bruscolinaro attempato. Però qualche volta, ancora oggi, quando cala il silenzio e le luci si spengono, riesco a tornare bambino e non avere paura.

Per fortuna quella è una sensazione che nessuno potrà mai togliermi.

Metto un video perchè quelli bravi fanno così…

Cazzi vostri

Pubblicato: settembre 3, 2013 in Vitademmerda

Oh. Lo fanno tutti ormai. Pensavo che uno stronzo in più a farlo non avrebbe fatto alcun danno. Credo. Vedremo. Perchè a fa danni è n’attimo eh, ne so qualcosa.
Non so scrivere. Non so come funziona wordpress. Non scriverò cose interessanti. Premessa fondamentale. Però a 14 anni scrivevo su un blog di un amico; recensivo film. Poi anche uno sul calcio. So gli unici due argomenti sui quali posso permettermi di fare il professorino del cazzo. Ma sto divagando.
Allora visto che mi tocca diminuire le sedute dall’analista, ho pensato che potesse essere uno strumento buono. Anche se so che i rompi coglioni arriveranno anche qui. Come su facebook (AHAH! Facebook! Un giorno ne parliamo.), su Twitter, come ovunque. Rompi coglioni ovunque, come gli Juventini. Sarà na coincidenza?
Vabbè, fatto sta che stasera volevo annà a dormì presto. Invece sto qui. Scrivo un post. E mo so cazzi vostri.